
La rinascita di Maubi
Dopo aver esordito ad appena 18 anni nel gigante di Soelden, Simon Maurberger si è diviso tra Coppa del Mondo e Coppa Europa fino a quando, la scorsa stagione, ha vinto la classifica generale di quest’ultima. Ora è maturato tecnicamente e psicologicamente e si sente pronto al grande salto
Simon Maurberger ha esordito giovanissimo in Coppa del Mondo: quando aveva solo diciotto anni. E questo non accadde in una gara qualunque, ma in uno dei giganti più difficili del calendario: il primo della stagione, quello di Soelden. Lui stesso non un usa mezzi termini per descrivere quell’esperienza, «sono stato buttato nell’acqua fredda senza saper nuotare». Da quel momento Simon è cresciuto tecnicamente fino a vincere la Coppa Europa generale della scorsa stagione e ora si vuole rilanciare nello sci che conta, quello dei migliori atleti del mondo.
La qualificazione per le prime gare in Coppa del Mondo è arrivata in maniera assolutamente inaspettata anche per lui. Tuttavia, non c’era verso di spuntare una qualifica per la seconda manche. Nel frattempo, però, Simon continuava a combattere in Coppa del Mondo, ma non mollava un centimetro nemmeno in Coppa Europa; crescendo tecnicamente, fisicamente e, soprattutto, mentalmente. La scorsa stagione era iniziata bene, con un ottimo stato di forma sia in slalom che in gigante, tutto ciò si è tradotto in una serie di podi e vittorie nel circuito continentale e buoni risultati in quello mondiale.
L’anno scorso quando hai capito che ti stavi giocando la Coppa Europa generale e quanto è stato importante per te questo risultato considerato che correvi già in Coppa del Mondo?
«Dopo le prime gare di Coppa Europa, in cui avevo fatto molto bene, intorno a metà gennaio, ho capito che ero in lotta per la classifica generale. In Coppa del Mondo non arrivavano più i risultati e così, d’accordo con gli allenatori, abbiamo deciso di spostare il focus della stagione. Ho lasciato un po’ perdere lo slalom per concentrarmi sul gigante nel massimo circuito e, soprattutto, sul chiudere bene la stagione di Coppa Europa. Alle finali dovevo disputare anche le discipline veloci per poter ambire alla Coppa e con un pizzico di fortuna sono riuscito a vincere. Sono davvero contento di questo risultato, la cui importanza mi è più chiara adesso, che una nuova stagione è iniziata».
Quindi la coppa Europa non era l’obiettivo della stagione?
«No, assolutamente. Non ho iniziato la stagione pensando di vincere la Coppa Europa perché mi sarebbe piaciuto fare bene nel massimo circuito; inizialmente ci stavo anche riuscendo, poi però non sono stato in grado di tenere un buon livello per l’intera stagione: da un’inforcata nello slalom di Kitz, si è interrotta la striscia positiva e i risultati non arrivavano più. Da quel momento mi sono concentrato sempre di più sulla Coppa Europa.
«Bisognava valutare la cosa migliore per il futuro e ora sono contento di aver fatto determinate scelte. Grazie alla vittoria nella generale dello scorso anno, ora posso partire in tutte le gare senza l’ansia di dovermi guadagnare il posto, andando ogni volta a disputare le qualifiche con i miei compagni di squadra».
Spesso vediamo atleti molto forti in Coppa Europa non riuscire a esprimersi in Coppa del Mondo. Quali sono le differenze tra i due circuiti, sia a livello di pressione psicologica che anche in termini di piste e di tracciatura?
«Non si parla mai di questo aspetto, ma la differenza è abissale. La preparazione della pista e anche le tracciature su cui siamo messi alla prova, sono veramente diverse. All’inizio è necessario sapersi adattare e questo non è sempre facile. Non sono tanti gli atleti che riescono a dimostrare il loro valore appena sbarcati in Coppa del Mondo. Chi ci riesce è veramente un fuoriclasse e storicamente sono tutti atleti che poi hanno fatto strada nello sci. In ogni caso, tutte le esperienze positive e negative che ho maturato mi sono servite tanto e adesso mi sento pronto per rilanciarmi in Coppa del Mondo».
L’anno scorso sei stato convocato all’ultimo momento per i Mondiali di Are, hai disputato un’ottima gara in gigante e sei riuscito, insieme con i tuoi compagni, a vincere una medaglia nel Team Event. Come giudichi questa esperienza?
«Sicuramente il Team Event era uno degli obiettivi su cui io e Alex (Zingerle ndr) abbiamo lavorato da dicembre in poi perché si sapeva che c’era la possibilità di fare bene. Poi dall’andare bene a giocarsi una medaglia il passo non è affatto breve, perché il livello è altissimo e le variabili sono infinite. Quella sera siamo tutti riusciti a tirare fuori delle belle manche e vincere la medaglia è stata un’esperienza davvero fantastica, che mi ha dato tanta fiducia per chiudere al meglio la stagione. Nel complesso, l’intero capitolo mondiali è stato davvero una bellissima avventura che sono contento di aver potuto vivere».
So che sei molto amico con il veterano dei gigantisti italiani. Parlami dl tuo rapporto con Manfred Moelgg. «Io e Manfred abbiamo un bellissimo rapporto. Suo papa è nativo del mio paese e noi ci conosciamo da moltissimo tempo. Quando siamo in trasferta insieme condividiamo anche la stanza. In questo modo ho la possibilità di stare con un amico, ma anche di cogliere consigli importantissimi per la mia carriera. Manfred in questo senso è un po’ il mio mentore e io cerco di sfruttarlo al massimo».
Che obiettivi ti sei prefissato per questa stagione? Ti concentrerai di più sul gigante o sullo slalom?
«Voglio fare bene in gigante, ma anche in slalom. L’anno scoro ho dimostrato di avere il passo riuscendo a centrare cinque qualifiche. Inoltre, mi trovo bene con il materiale nuovo, quindi penso che le possibilità per disputare una bella stagione ci siano tutte».
Se domani fossi a casa tua e non ti dovessi allenare, cosa ti piacerebbe fare?
«Mi diverto tantissimo a fare lunghi giri in mountain bike sulle montagne vicino casa, e quando ne ho la possibilità gioco a beach volley con gli amici. Al di fuori dello sport, quando voglio veramente riposare dopo i periodi di allenamento più duri, mi dedico alla cucina. Mi metto alla prova ai fornelli ma mi piace anche guardare i programmi di cucina in TV; trovo tutto questo molto rilassante».