
50 anni fa Thoeni fu il primo azzurro a vincere in Coppa del Mondo
L’11 dicembre 1969 è una data storica per lo sci alpino italiano: 50 anni fa esatti Gustav Thoeni vinceva infatti il gigante di Val d’Isere, prima gara stagionale facente parte del Criterium della Prima Neve, e portava all’Italia il primo successo nella Coppa del Mondo maschile. Nelle tre precedenti edizioni della manifestazione solo la gardenese Giustina Demetz per quanto riguarda le squadre azzurre aveva colto un successo, nella discesa del Sestriere valida per la famosa combinata dell’Arlberg-Kandahar del 3 marzo 1967 ex-aequo con la fuoriclasse francese Marielle Goitschel, gli uomini invece non erano mai saliti sul podio, il miglior piazzamento era stato il quarto posto di Pierre Lorenzo Clataud nel gigante di Are del febbraio precedente alla gara vinta da Thoeni.
Ma quel giorno si rivelò tutto il talento dell’allora 18enne di Trafoi, che aveva già primeggiato il 29 marzo di quello stesso anno sempre in Val d’Isere nel gigante della Coppa delle Nazioni alpine, gara non facente parte della Coppa del Mondo, battendo tutti i migliori di quel periodo e quindi malgrado la giovanissima età era tutto meno che uno sconosciuto agli addetti ai lavori, e non era nemmeno un esordiente in quello che oggi si chiama “circuito maggiore” come invece erroneamente riportano molti, su tutti la FIS, dato che aveva già partecipato alla stessa gara (e non solo) l’inverno precedente, nella quale si classificò quarantesimo.
A quei tempi si gareggiava sulla pista che adesso si chiama Oreiller-Killy, in onore dei due campioni olimpici francesi, ma che allora tutti chiamavano La Daille, dal nome della frazione di Val d’Isere dove è posto l’arrivo. Thoeni, partito col numero 10 (altro indizio che fa capire che esordiente non era), dopo la prima manche era secondo a un solo centesimo da Patrick Russel, uno dei tanti assi che componevano la squadra di casa, il quale aveva già vinto quattro volte in slalom ma cercava ancora il suo primo successo in gigante, che sarebbe arrivato pochi giorni dopo a Lienz. Momentaneamente terzo a 1”09 era lo svizzero Kurt Schnider, che precedeva di 11 centesimi l’altro francese Jean-Noel Augert, vincitore nella precedente stagione di due gare di gigante. Ma col numero 34, a sorpresa, si installava sul terzo gradino del podio provvisorio scavalcando Schnider il 21enne tedesco Christian Neureuther, che diventerà un grande slalomista nonché, in seguito, papà di Felix, ben conosciuto da tutti gli appassionati dello sci di oggi. Usciva di scena per salto di porta invece Karl Schranz, il leggendario austriaco di Sankt Anton am Arlberg detentore della Coppa generale che riuscirà a conquistare ancora una volta a fine inverno.
Nella seconda manche, da regolamento di allora, i 15 del primo gruppo scendevano in ordine inverso rispetto ai pettorali della prima: per esempio Russel che aveva il 14 partiva per secondo, e Thoeni, col 10, per sesto. Per primo si avviò lo statunitense Billy Kidd che risalirà dal settimo al quinto posto, Russel gli concesse quasi mezzo secondo ma rimase davanti fino a quando non arrivò Thoeni, che con la sua fluidità nella sciata che diventerà proverbiale rifilò 1”12 al transalpino, che precedette sul traguardo di 1”11, terzo fu Augert che nella seconda frazione rese solo 37 centesimi all’altoatesino di Trafoi, quarto a 2”15 si confermò Schnider, che stette davanti a Kidd per 7 centesimi, mentre Neureuther, che partiva ancora più indietro rispetto alla prima manche (allora anche gli altri gruppi di merito nella seconda metà gara scendevano a numeri di partenza invertiti rispetto alla prima) non ripeté l’impresa del mattino ma si classificò comunque sesto ottenendo il suo primo piazzamento tra i top 10, che allora erano gli unici a prendere punti di Coppa del Mondo. Grandissima sorpresa destò anche un altro francese, Henri Brechu, che finì nono col pettorale 53, settimo fu invece l’esperto Werner Bleiner, il migliore degli austriaci, che potevano sì contare su Schranz, ma che erano soverchiati nel collettivo dalla strapotenza dell’Equipe de France, anche perché i loro due giovani migliori, Alfred Matt e Reinhard Tritscher, rimasero fermi ai box per tutta la stagione a causa di gravi infortuni. Fuori nella prima manche, oltre a Schranz, due degli idoli locali, Henri Duvillard e Alain Penz, mentre il migliore degli altri azzurri fu Clataud, diciannovesimo col ragguardevole distacco di 6”24 da Thoeni, che chiuse a sua volta col ragguardevole tempo di 3’01”10, le due manche percorse in 1’27”93 e 1’33”17.
Purtroppo il giorno dopo quella gara, il 12 dicembre 1969, ci fu la strage della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano, e l’Italia, sempre che se ne fosse accorta (la gara di Val d’Isere si disputò di giovedì, non nel weekend), si dimenticò subito dell’impresa di Thoeni, il quale però farà di nuovo parlare di sé nel corso di quella stagione agonistica vincendo il 4 gennaio 1970 lo slalom di Hindelang, centro termale della Baviera a un passo dal confine con l’Austria, e il 29 e il 30 gennaio altri due giganti a Madonna di Campiglio (non sul Canalone Miramonti, sul quale fu secondo nello slalom del 31 gennaio), e rimase quasi fino alla fine in corsa per la sfera di cristallo assoluta, dalla quale fu estromesso per la mancata partecipazione alle gare tecniche statunitense di Heavenly Valley, poiché gli fu imposto di tornare in Italia per partecipare… ai campionati italiani assoluti, che a quei tempi si disputavano a Coppa del Mondo in pieno svolgimento! Gustav dovette accontentarsi della vittoria nella graduatoria del gigante ma si rifarà poi con gli interessi vincendo quattro Coppe generali nei cinque anni successivi, l’ultima col leggendario trionfo nel celeberrimo parallelo della Val Gardena del 23 marzo 1975 in finale su Ingemar Stenmark.
Foto: Fisi Pentaphoto
Max Valle